Agli inizi del mese di dicembre 2015 si sono concluse le negoziazioni aventi ad oggetto gli accordi sul libero scambio tra UE e Vietnam, riguardanti l’apertura e la liberalizzazione dei mercati e finalizzati a rafforzare le reciproche economie.

Questo è solo l’ultimo tra i vari traguardi che il Vietnam ha raggiunto, posto che lo stesso è impegnato da molto tempo in importanti riforme economiche.

Tanto a far data dalla sua adesione alla ASEAN – Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico nel 1995 – passando attraverso l’adesione all’OMC (o WTO) – Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2007 – e così sino ai recenti accordi per la sottoscrizione della TPP (Trans-Pacific Partnership), che hanno visto parti anche gli Stati Uniti d’America.

Significativo è l’accordo da ultimo citato, posto che è indicativo di una economia che mira all’espansione ed alla competitività globali, espresse per il tramite di accordi che prevedono, tra l’altro, l’abbattimento dei dazi e la riforma/miglioramento di regole sulla tutela dei lavoratori e dell’ambiente.

I segnali di espansione del Vietnam sono evidenti ed infatti molte sono le aziende che manifestano il loro interesse per tale Paese.

Invero, il Vietnam è uno tra i Paesi in rapida crescita, fonte di indubbie possibilità di investimento per le società ora anche europee.

Basti pensare, oltre al basso costo della forza lavoro, proprio a quanto statuito nell’Accordo di Libero Scambio (o FTA – Free Trade Agreement) tra l’Unione Europea ed il Vietnam.

I settori di interesse sono molteplici: si spazia dalla telefonia all’elettronica, dal settore calzaturiero a quello tessile e dell’abbigliamento, e vi è spazio anche per l’arredamento.

Con il FTA saranno eliminate la quasi totalità dei dazi doganali, liberalizzando l’import-export tra Unione Europea e Vietnam.

Inoltre, verranno abbattute le tasse sulle importazioni provenienti dall’Europa, le società europee saranno ammesse alle gare di appalto nazionali (vietnamiti) e molti prodotti europei di origine geografica protetta potranno godere in Vietnam del medesimo trattamento garantito dal Paese di provenienza.

Oltre ai benefici previsti, ciononostante, merita prestare attenzione all’esistenza o meno di regole che impongono delle limitazioni risolute.

Si pensi a quelle che, nel settore dell’abbigliamento, impongono restrizioni circa la provenienza della merce: se importati in UE, solamente i tessuti o le relative lavorazioni di effettiva origine vietnamita potranno beneficiare delle agevolazioni stabilite nel FTA.

Tali regole appaiono a prima vista limitative, ma in realtà molte di queste sono poste a tutela del mercato europeo: il precetto riguardante l’origine vietnamita dei prodotti commercializzati in UE è volto ad evitare l’ingresso sconsiderato di merce proveniente dalla Cina.

Sotto altro profilo, come si è visto in relazione ad altre economie crescenti (una su tutte, gli Emirati Arabi), potranno essere costituite in Vietnam valide operazioni societarie, che tuttavia suggeriamo assistite da professionisti competenti. Specie considerando che, per poter avviare una attività in Vietnam, devono essere rispettati precisi requisiti e seguite altrettanto precise procedure, quali – ad esempio – la richiesta di un Certificato di Investimento (IC).

Non resta, dunque, che attendere il testo finale dell’accordo sul libero scambio per valutare i dettagli tecnici di quello che già ora appare fonte di prospettive imprenditoriali allettanti, potendo nel frattempo contare su progetti e accordi di joint venture che dovranno essere attentamente vagliati al fine di non vanificare l’intera operazione.

 

Contributo inserito nella Newsletter n.1/2016.
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