Il 12 Dicembre 2018 è entrato in vigore l’accordo commerciale di libero scambio firmato da Unione europea e Giappone, denominato JEFTA – (Japan-Eu Free Trade Agreement), che faciliterà gli scambi commerciali in diversi settori, principalmente quello automotive e agroalimentare. L’accordo di partenariato strategico tra UE e Giappone, il maggiore mai negoziato tra le due potenze economiche, darà vita ad una zona di libero scambio che interesserà 635 milioni di presone e circa un terzo del PIL mondiale.

Perchè il JEFTA è vantaggioso per le aziende

L’accordo favorisce le relazioni commerciali tra le Aziende europee e quelle giapponesi creando una zona di libero scambio esente da dazi e semplificando l’accesso dei prodotti europei nel mercato nipponico, fortemente regolamentato.

L’effetto principale del Jefta è l’eliminazione da parte del Giappone del 94% dei dazi sull’import proveniente dell’unione europea, per un ammontare di quasi un miliardo di euro. In particolare il settore maggiormente interessato è il food and beverage che beneficia dell’abbattimento dei dazi dell’85%.

Sulla base di questi dati di partenza l’Unione Europea stima un notevole aumento dell’esportazione dei prodotti agroalimentari di circa il 180%, per un valore complessivo di 10 miliardi di euro. Quanto agli altri settori, altro settore beneficiato dall’accordo è quello della chimica industriale con una crescita prevista del 20%.
Il Giappone, dal proprio canto, ha ottenuto la cancellazione dei dazi europei sul 99% delle merci esportate oltre alla graduale apertura, distribuita in un periodo di otto anni, del mercato europeo delle autovetture made in Japan e, nell’arco di sei anni, degli apparecchi televisivi.

I più rilevanti punti dell’accordo sono:

  • l’eliminazione da parte del Giappone dei dazi su svariate tipologie di formaggi (prima tassati al 30%), sui vini (15%), sulla pasta (24%) e sulle carni bovine e suine (40%);
  • la protezione nel mercato giapponese di 205 prodotti ad indicazione geografica europea (DOP) e, per converso, la tutela nel mercato unico UE di determinati IG giapponesi;
  • l’eliminazione dei dazi gravanti sulla commercializzazione di prodotti industriali nei settori in cui l’UE è molto competitiva (cosmetici, le sostanze chimiche, gli articoli tessili e l’abbigliamento);
  • l’adesione del Giappone agli standard internazionali nel settore automotive (vengono meno dei particolari requisiti di certificazione) oltre che in altri settori (sistemi di gestione della qualità dei dispositivi medici, norme per l’etichettatura dei prodotti tessili, prodotti parafarmaceutici e prodotti cosmetici, sistema di tassazione della birra, ecc.) al fine di agevolare l’ingresso dei prodotti europei nel mercato giapponese;
  • l’apertura del mercato dei servizi, in particolare per i servizi finanziari, il commercio elettronico, le telecomunicazioni e i trasporti;
  • l’ammissione delle imprese dell’UE agli appalti di 54 città giapponesi, anche nel settore ferroviario.

La protezione dei dati personali

Unione europea e Giappone, inoltre, hanno raggiunto un’intesa anche sul riconoscimento reciproco di livelli adeguati di protezione dei dati personali. Il Giappone, in particolare, ha acconsentito ad innalzare il proprio standard di sicurezza in conformità a quelli europei: sarà infatti ampliato il novero dei dati sensibili, facilitato l’esercizio dei diritti di accesso e rettifica, potenziata la protezione in caso di trasferimento di dati europei dal Giappone verso un Paese terzo. Inoltre, sotto la supervisione della Commissione giapponese per la protezione delle informazioni personali, verrà istituito un organismo di gestione e risoluzione dei reclami dei cittadini europei in materia di  accesso ai dati.

Quanto all’Italia, l’export nazionale verso il Giappone è già positivo: il nostro Paese esporta beni per l’ammontare di circa 6.6 miliardi di euro e ne importa per circa 4,2, dove il settore più rilevante è quello del food and beverage (vino, carni, olio d’oliva, ecc.).

Rischi e opportunità

L’entrata in vigore dell’accordo non porterà solo benefici per le aziende italiane ma anche alcuni rischi da vagliare attentamente. La questione più discussa riguarda la tutela delle denominazioni (in particolare quelle italiane sono 46, tra prodotti alimentari e vino), che secondo alcuni commentari sono in numero troppo esiguo per assicurare un vantaggio significativo. Oltre a ciò, la tutela accordata pare riguardare solamente il nome complessivo del prodotto (ad es. “Mortadella di Bologna”) e non quello generico (ad es. “Mortadella”).
Il JEFTA, quindi, pare non mettere al riparo i prodotti Made in Italy dal grave problema dellitalian sounding, fenomeno che danneggia non solo le imprese italiane ma anche, e soprattutto, i consumatori tratti in inganno.

È evidente che, sebbene l’entrata in vigore dell’accordo favorisca gli scambi commerciali tra Unione europea e Giappone, affrontare il mercato nipponico – così diverso dal nostro – richiede ancora una attenta analisi e pianificazione strategica, in primis approntando la corretta tutela dei propri asset immateriali e titoli di proprietà intellettuale.

 

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