Il Know-how di produzione: il valore aggiunto dell’impresa internazionalizzata

Il tema della tutela del Know-how aziendale è sempre più centrale nel dibattito attuale.

L’attenzione, infatti, non va orientata solamente verso l’interno dell’azienda (a mezzo di cautele e misure di sicurezza idonee a preservare il “patrimonio intangibile” da indebite appropriazioni e/o divulgazioni) bensì deve porre l’accento sul valore positivo che tale know-how può ricoprire nello sviluppo e nella pianificazione del business aziendale.

In particolare ci riferiamo al Know-how inteso nella sua accezione tecnico-pratica, quale complesso di conoscenze ed esperienze alla base di un particolare processo o fase di produzione industriale/artigianale, ricavato dall’esperienza e dalla ricerca attuata internamente all’azienda, che molto spesso costituisce il vero vantaggio competitivo rispetto agli altri concorrenti presenti nel mercato.

Pensiamo ad esempio alle modifiche e/o customizzazioni apportate ai macchinari industriali ovvero a precise lavorazioni e/o procedure che consentono risultati o benefici di efficienza superiori a quelli mediamente raggiungili.

E’ dunque facilmente intuibile che il know-how rappresenta un vero e proprio valore (economico) per l’impresa, al pari di altri elementi tangibili quali le strutture e gli impianti.

La definizione data dal Regolamento CE 772/2004 (in materia di franchising/affiliazione commerciale), riconosce il know-how come quell’insieme di conoscenze segreto, cioè non deve essere generalmente noto o facilmente accessibile; sostanziale, nel senso che deve presentare un preciso contenuto ed un valore economico, ed infine identificabile, ovvero descritto dettagliatamente. Tuttavia, il confronto quotidiano con la realtà imprenditoriale, ci evidenzia che questo asset è spesso privo di una seppur minima identificazione, rimanendo per lo più custodito dagli addetti alla produzione e/o da precise figure aziendali (ad esempio, capi reparto, responsabili di produzione, ecc.) e dunque esposto a possibili divulgazioni e/o appropriazioni indebite (come ricordato in passato).

In prima battuta, il beneficio più evidente ed immediatamente spendibile che l’attività di identificazione comporta è la valorizzazione economica del know-how quale voce di bilancio (rientra infatti tra le immobilizzazioni immateriali).

Allo stesso modo, l’asset di bilancio potrà essere l’elemento portante delle strategie di espansione e business planning, potendo essere valutabile anche in sede di reperimento di fondi e finanziamenti oltre che espansione del business.

Così, nel progetto di espansione in un mercato straniero – ad esempio nella realizzazione di una sede produttiva in collaborazione con un partner locale –, l’Azienda potrebbe limitare il proprio conferimento al know-how di produzione. In operazioni di tale portata, ad ogni buon conto, è necessaria anche una attenta e prudente analisi della normativa del Paese di incorporazione, al fine di individuare eventuali limitazioni e/o norme inderogabili in tema di trasferimento di diritti di proprietà intellettuale.

Allo stesso modo, l’apporto di know-how è essenziale in fase di pianificazione ed attuazione di altre forme di collaborazione tra imprese (Joint Venture, rapporti di ricerca e sviluppo (R&D).

Parimenti, nelle more di una operazione di acquisizione/fusione (M&A – Merger and Acquisition), potrà rilevare l’incidenza del know-how sul valore dell’operazione solamente dove questo sia presente a bilancio.

Lo stesso vale per la valutazione di una partecipazione in sede di cessione di quote o azioni. Si rivela dunque essenziale per l’Azienda prendere coscienza dell’importanza del know-how quale vero e proprio asset portante del proprio business, individuando le migliori soluzioni strategiche e negoziali non solo per preservare e tutelare ma anche valorizzare e sfruttare al meglio i propri punti di forza.

 

Contributo inserito nella Newsletter n.4/2017.
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